domenica 1 marzo 2015

Birdman o (l'imprevedibile virtù dell'ignoranza)




Tu non sei un attore, sei una celebrità.
Con questa ossessione Riggan Thompson (Michael Keaton), attore sessantenne reduce da una serie di film per il grande pubblico, Birdman appunto, cerca di ricostruirsi una credibilità artistica per scrollarsi di dosso il pesante ricordo dell'eroe piumato, mettendo in scena a Broadway una pièce teatrale ispirata all'opera “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore” di Raymon Carver.
Nell’impresa sono coinvolti il suo amico e produttore un po’ nevrotico e sconsiderato Jake, interpretato da Zach Galifianakis (L’Alan di “Una notte da leoni” tanto per capirci) che dopo varie commedie si cimenta in un ruolo drammatico con ottimi risultati; sua figlia Sam, che ha il volto di Emma Stone, appena uscita da un rehab, con cui ha un rapporto conflittuale e semiassente; l’amante Laura (Andrea Riseborough) che usa beceri espedienti per cercare la sua attenzione e Lesley (Naomi Watts brava come sempre) un’attricetta insicura il cui unico desiderio è calcare i palcoscenici di Broadway.
Infine Mike Shiner (un Edward Norton in stato di grazia) attore di grande talento, egocentrico, a tratti insopportabile ed incapace di realizzarsi fuori dalla scena dove solo una volta abbassa gli scudi e si mette a nudo.
Sam: Obbligo o verità?
Mike: Verità.
Sam: Cosa vorresti fare con me?
Mike: Vorrei strapparti gli occhi e metterli al posto dei miei. Per poter vedere questa strada con gli occhi di quando ero ragazzo.

C’è un altro personaggio coinvolto (anche se involontariamente) in quest’avventura, il suo alterego Birdman. Una sorta di amico immaginario che lo molesta e tenta di dissuaderlo per spingerlo a ritornare a fare Blockbuster.
Riuscirà Riggan nel suo intento?
E a che prezzo?



Si tratta di un film corale, con dei dialoghi taglienti da black comedy, ottimamente recitato da un cast capitanato da un Michael Keaton in piena forma che si cala in un personaggio decisamente adatto al lui. 
Keaton sta a Thomson come Batman sta a Birdman. 
Come non notare la somiglianza dell’eroe alato sulla locandina appesa nel camerino di Riggan a Batman.
Ed è proprio il suo alterego che in una battuta fa capire che l’ultimo film di Birdman (il terzo) è del 1992 ovvero lo stesso di "Batman - il ritorno" l’ultimo interpretato da Keaton.
Quindi possiamo dire che questo film è il riscatto di Michael Keaton.
Curiosamente, oltre a Keaton, anche gli altri due candidati agli Oscar hanno flirtato con i comics movie.
Edward Norton ne “L’incredibile Hulk” che a mio parere è il migliore di tutti.
E la Stone nei film di “The Amazing Spider-Man” che non mi hanno appassionato. Per quanto un film della Marvel possa appassionare.

Alejandro G. Iñárritu fa una critica al cinema commerciale americano, dove i giornalisti sono più interessati ai pettegolezzi e alla carriera decaduta di Riggan piuttosto che parlare del suo spettacolo. Dove i fan lo riconoscono solo come l’attore che ha interpretato Birdman e non perdono occasione di riprenderlo con il cellulare per condividere le immagini in rete.
Se la prende anche con i critici cinematografici, dando vita a Tabitha Dickinson, che vuole stroncare lo spettacolo di Riggan senza neanche averlo visto.



Ma è il livello stilistico che lo rende un film interessante, non un capolavoro, ma un film interessante.
Le riprese sono state girate quasi tutte all'interno del St. James Theatre di Broadway (un labirinto di cunicoli e corridoi, quinte e soppalchi teatrali).
L’utilizzo della steadycam ha permesso di dare l’impressione allo spettatore d’essere presente in prima persona durante l’allestimento dello spettacolo, ed effettuare i tanti primi piani che  non mentono sulla capacità degli attori.
Il regista messicano realizza il film come se fosse un unico piano sequenza, di fatto non lo è ci sono i tagli di montaggio, ma non si vedono grazie al gioco di luci e ombre creato dal direttore della fotografia Emmanuel Lubezki.
Voi vi chiederete, dov’è l’originalità? 
Il piano sequenza è stato utilizzato dai più grandi registi Hollywood. Come non ricordare l’ingresso nel ristorante, passando dal retro del locale, del "bravo ragazzo" Ray Liotta nel film di Martin Scorsese, l’incipit di Omicidio in diretta“ di Brian De Palma, o ancora, il mio preferito in assoluto, quello girato dentro la monovolume ne “I figli degli uomini” da Alfonso Cuaròn.
Per non dimenticare Alfred Hitchcock che, come avevo già raccontato in questo post, ha girato l’intero film “Nodo alla gola” apparentemente senza tagli di montaggio.
Quindi cosa differenzia "Birdman" dal film di Hitchcock? A livello visivo Iñárritu non ha creato nulla di nuovo.
E invece no.
"Nodo alla gola" è un film che ha una continuità temporale, mentre "Birdman", essendo una storia che si dipana in più giorni, fa dei salti temporali nello stesso piano sequenza.
La scena che spiega meglio questo concetto è quella dove la telecamera indugia su Norton e la Stone che si trovano sul soppalco del teatro dove sono ubicate le luci. Dopo poco la telecamera si sposta per dirigersi verso il palco per inquadrare gli attori che stanno recitando. E tra questi c’è anche Norton.
Un altro punto di forza di questa pellicola è la colonna sonora realizzata per gran parte da Antonio Sanchez.
Si tratta di un incessante suono di batteria jazz, con un ritmo sincopato che accelera e rallenta in base alla velocità delle riprese.

A mio parere questa combo è stata letale. Iñárritu avrebbe dovuto almeno fare un paio di stacchi di montaggio per far prendere fiato allo spettatore. 

L’ultimo appunto che voglio fare è sul finale, non mi è piaciuto per nulla.
Forse sarebbe stato meglio quello che in un primo tempo voleva il regista. Johnny Depp seduto davanti allo specchio, nel suo camerino, con il poster di “Pirati dei caraibi 5” sullo sfondo, avrebbe sentito la voce di Jack Sparrow dire: ”Come ci siamo ridotti così amico?”. Analogamente a quanto accaduto a Riggan.
Purtroppo l’indisponibilità di Depp a partecipare alle riprese, non ha consentito di girare quest’ultima scena.




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