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sabato 7 luglio 2012

La pubblicità nei film


Era il 1986 quando Jerry Calà estraeva una sigaretta Chesterfield stringendo il pacchetto con il pollice e l'indice appoggiati sul lato stretto dello stesso: in questo modo, apparentemente scomodo e innaturale, il marchio risultava ben visibile e a favore dell'inquadratura.
Ebbene sì, ho visto Yuppies. 
Era un periodo buio della mia formazione cinematografica.

Le major dell'industria del tabacco utilizzavano spesso i film per pubblicizzare i loro prodotti perché, come fece notare nel 1972 la Production Inc. (casa di produzione cinematografica e televisiva) a R.J. Reynolds (produttore di sigarette), “è meglio di qualsiasi pubblicità trasmessa dalla televisione o pubblicata su una rivista, in quanto il pubblico è inconsapevole del coinvolgimento dello sponsor”.
A ruota sono stati seguiti da quasi tutte le altre multinazionali che, trovando la gallina dalle uova d’oro, sponsorizzano i film in cambio di spazi pubblicitari.

Uno dei casi più eclatanti è il film Cast Away considerato un vero e proprio film campagna-pubblicitaria della FedEx azienda di consegne, di cui il protagonista interpreta un dirigente. Lo stesso fondatore e proprietario dell'impresa, Fred Smith, appare in un cameo verso la fine del film. 
Inoltre il naufrago protagonista interpretato da Tom Hanks trova un amico in un pallone da pallavolo, prodotto dalla Wilson Sporting Goods, che chiama appunto Wilson; è il primo caso nella storia del cinema in cui un prodotto di una multinazionale diviene coprotagonista di un film (da manuale la scena in cui Tom Hanks grida il nome "Wilson" per parecchi secondi mentre il pallone si allontana trasportato dalle onde).


Ci sono invece altri marchi, prodotti e aziende di pura fantasia che spopolano nei film in maniera occulta o a favore della sceneggiatura.

Tarantino è un cultore di questi prodotti fittizi: i suoi personaggi fumano sigartette Red Apple, frequentano le catene di fast food Teriyaki Donut e Acuna Boys, utilizzano i taxi della Big Jerry Cab Co., volano con la compagnia aerea Air O., bevono caffe della Oak Ridge Caffee e birra della Old Chattanooga ed  ascoltano musica sul canale radio Austin Hot Wax 505.
In Pulp Fiction, ad esempio, Brett e i suoi amici vengono interrotti da Vincent e Jules proprio mentre stanno pranzando con gli hamburgers del Big Kahuna Burger
Il logo di questa finta catena di fast food hawaiana è stato creato da Jerry Martinez. "Big Kahuna" in gergo può significare una persona importante (quella che viene spesso tradotta con l'espressione "il pesce grosso") o fare l'affare più importante della propria vita ("Il colpaccio").



In The Constant Gardener il medicinale antitubercolare Dypraxa è oggetto di una sperimentazione non etica su pazienti africani. 
Di proprietà della multinazionale Karel Vita Hudson (KVH), il farmaco viene testato in Africa, da parte della società fittizia Three Bees, per un paio di anni, in attesa che la tubercolosi torni a essere un'emergenza sanitaria anche in Occidente. Ma nelle sperimentazioni cliniche, condotte senza andare troppo per il sottile, vengono registrati e occultati gravi danni sulle povere cavie africane: epatiti fulminanti, cecità, emorragie.



Uno dei mezzi di sostentamento del Fight Club e del Progetto Mayhem è la produzione e vendita del sapone. 
A casa di Tyler Durden, un piano viene dedicato proprio alla fabbricazione del sapone (venduto con la marca Paper Street Soap Co.). Oltre ad avere alcuni ingredienti in comune con nitroglicerina e dinamite fatta in casa, il sapone viene fabbricato partendo dal grasso rubato dalle cliniche di liposuzione.



Nel thriller psicologico The Game – Nessuna Regola il ricco uomo d'affari Nicholas Van Orton riceve dal fratello un insolito regalo di compleanno.
Una tessera per iscriversi ad un gioco di ruolo organizzato dalla società Consumer Recreation Services (C.R.S.). Questa esperienza gli cambierà la vita.
Da osservare che il taxi con il quale Nicholas finisce nella baia di San Francisco è della compagnia California Regal Sedans, C.R.S. appunto.



Renaissance. Nell’anno 2054 il mondo è un opprimente groviglio ipertecnologico, dominato dalla multinazionale farmaceutica Avalon, che pubblicizza su schermi giganti il magico elisir di eterna giovinezza e bellezza.  
Specializzata nel settore genetico ha intrapreso esperimenti un tempo inimmaginabili.  Ed è proprio alla scomparsa di una sua ricercatrice inizierà un’indagine che porterà alla luce tutti i suoi oscuri segreti.



La Leda è una grande azienda agro-alimentare ramificata nei cinque continenti, quotata in Borsa, in continua espansione verso nuovi mercati e nuovi settori. Il gioiellino, come la chiama il suo fondatore e patron dell'azienda Amanzio Rastelli.
La pellicola di Andrea Molaioli è un'analisi sulla grande crisi finanziaria globale, ispirata alle vicende del crac Parmalat.



Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono tanti altri.

domenica 30 gennaio 2011

Effetto note


L’altro giorno alla radio trasmettevano “Strange” di Grace Jones e subito mi sono passate per la mente molte delle scene del film Frantic di Roman Polansky.
Sarò malato, ma a me capita spesso di ascoltare una canzone e associarla subito a un film visto, come può essere “Mad World” di Gary Jules: ogni volta che la sento, mi ricorda Donnie Darko.

Anche mentre sto guardando un film, noto subito se un brano, inserito in una determinata scena, può risultare perfetto per sottolineare quel momento, accentuando l’effetto di una situazione o lo stato d’animo di un personaggio.
In "Insider - dietro la verità" Michael Mann utilizza brillantemente il brano “Iguazu” di Gustavo Santaolalla nella sequenza chiave del film. Jeffrey Wigand (Russell Crowe) dopo aver avuto un conflitto interiore sulla decisione di testimoniare o no, decide di andare in tribunale. Durante il tragitto non c’è nessun dialogo, ma solo due minuti di assolo di charango a rimarcare che il conflitto non è ancora terminato.



Inoltre ci sono dei brani musicali scelti come parte integrante per lo sviluppo di una trama.
Ne Le ali della libertà c’è una sequenza particolarmente intensa in cui Andy Dufresne (Tim Robbins) decide di condividere con tutti gli altri detenuti l’opera di Mozart “Le nozze di Figaro”, suscitando l'ira feroce dei secondini e del direttore.




Nella sceneggiatura de Le iene , Tarantino ha inserito "Like a virgin" senza mai farla sentire.
Infatti proprio all'inizio del film, quando tutta la banda è a tavola, Mr. Brown (Quentin Tarantino) spiega la sua "visione" del testo del celebre brano di Madonna.

Ecco l'elenco, in ordine alfabetico, delle canzoni che ritengo perfette in base a quanto appena summenzionato.

Babel 
Cumbia sobre el Rio Blanquito Man, Celso Pina & Control Machete
Santiago, sua zia e i due bambini hanno appena passato il confine messicano e vedono intorno a loro cambiare velocemente il paesaggio.




Donnie Darko
Head over heels Tears for fears
Questa canzone fa da sottofono a tre piani sequenza consecutivi in cui vengono mostrati quasi tutti i personaggi del film, da Donnie alle Sparkle Motion passando per Jim Cunningham.




Fight Club
Where is my mind? The Pixies
Tyler e Marla guardano dalla finestra i grattacieli crollare, titoli di coda. A chiusa di una storia improntata sul lato oscuro della psiche umana è la canzone perfetta: Dov'è la mia mente?




Il giardino delle vergini suicide 
Playground love Air
Colonna sonora interamente degli Air. Playground love è un’oasi di dolcezza all’interno di una pellicola inquietante.



La leva calcistica della classe '68 Francesco de Gregori
Il fuoristrada prende una buca e perde “l’accrocchio” contenente soldi. Tornati indietro, si accorgono che il tubo è stato preso da un gruppo di marocchini, così Paolino decide di organizzare una partita di pallone per recuperarlo. “Italia-Marocco, si arriva ai dieci”.




Piume di struzzo
We are family R&B Sister Sledge
Il senatore, bigotto e conservatore, Kevin Keeley, esce dal locale del consuocero gay, vestito da Drag Queen per non farsi pizzicare dalla stampa che l’ aspetta fuori, ballando sulle note di questo pezzo da discoteca anni settanta.



Girl, You'll Be a Woman Soon Urge Overkill
Mia Wallace accende lo stereo del soggiorno e inizia a ballare sulle note di questa canzone, mentre Vincent Vega cerca di convincersi (davanti allo specchio del bagno) a non provarci con la ragazza.




Snatch - lo strappo 
Angel Massive Attack
Qui c’era l’imbarazzo della scelta. Tutta la colonna sonora è stupenda.
Mentre lo zingaro Mickey guarda disperatamente la roulotte, con dentro sua madre, andare in fiamme, riecheggiano le note trip-hop dei Massive.





The beach
Porcelain Moby
Dopo varie peripezie Richard, Françoise e Étienne finalmente giungono sulla spiaggia tanto agognata di sabbia bianca e mare turchese.
Ben presto scopriranno che il "paradiso"...




Sono curioso di sapere quali sono i vostri brani.

domenica 17 ottobre 2010

Bruciature di sigaretta



Tyler lavorava come proiezionista part-time. Per via della sua natura, Tyler poteva fare solo mestieri notturni. Se un proiezionista si ammalava, il sindacato chiamava Tyler.
In una cabina di proiezione se il cinema era vecchio abbastanza Tyler faceva il cambio. Dove c’è da fare il cambio, in cabina ci sono due proiettori e uno è in funzione.
Questo lo so perché lo sa Tyler.
Il secondo proiettore è pronto per la prossima pizza di film. Quasi tutti i film sono costituiti da sei o sette bobine di pellicola da proiettare in un certo ordine. Nei cinema nuovi appiccicano insieme tutte le pellicole in un pizzone. C’è così da dover manovrare due proiettori e fare i cambi, pizza uno, cambio, pizza due sull’altro proiettore, cambio, pizza tre sul primo proiettore.
Cambio.
Cinema vecchio, cinema nuovo, per trasportare un film Tyler deve riportare la pellicola alle sei, sette pizze originali. Le pizze piccole stanno in un paio di valige esagonali in metallo. Ogni valigia ha la sua maniglia. Ne sollevi una e ti lussi un spalla. Tanto pesano.
I vecchi cinema con due proiettori, lì il proiezionista deve essere sul posto di lavoro a cambiare proiettore nel momento preciso cosicché il pubblico non si accorge dell’interruzione quando un pizza finisce e comincia un’altra. Bisogna stare attenti ai puntini bianchi che sono in cima, nell’angolo destro dello schermo. E’ il segnale. Ci fai caso e vedrai due punti in fondo alla pizza.
“Bruciature di sigaretta” le chiamano nel giro.
Il primo punto bianco è l’avvertimento dei due minuti. Metti in funzione il secondo proiettore perché raggiunga la velocità.
Il secondo punto bianco è l’avvertimento dei cinque secondi. Emozione. Sei lì tra i due proiettori e la cabina suda surriscaldata dalle lampade allo xeno che se le guardi diritto sei cieco. Passa il primo punto sullo schermo. L’audio del film esce da un altoparlante che c’è dietro. La cabina di proiezione è insonorizzata perché dentro la cabina c’è il fracasso delle ruote dentate che trascinano la pellicola davanti all’obbiettivo a sei piedi al secondo, peggio di una mitraglia. I due proiettori sono in funzione, tu sei in mezzo, pronto ad intervenire su entrambe le leve dell’otturatore. I proiettori veramente antichi hanno un allarme montato sul mozzo del rullo di alimentazione.
Anche dopo che il film viene passato in televisione ci sono ancora i punti di avvertimento. Persino nei film che fanno in aereo.
Quando la maggior parte della pellicola è finita sul rullo di recupero, questo rullo si muove più lentamente e il rullo di alimentazione deve girare più veloce. Alla fine di una pizza, il rullo di alimentazione gira così veloce che fa partire l’allarme che ti avverte che è in arrivo il momento del cambio.
Il buio è torrido per via delle lampade dentro i proiettori e suona l’allarme. Stai lì tra i due proiettori con le leve pronte e sorvegli l'angolo dello schermo. Passa il secondo punto. Conti fino a cinque. Chiudi un otturatore. Contemporaneamente apri l’altro.
Cambio.
Il film continua.
Nessuno in platea si accorge.

(tratto dal libro "Fight Club" di Chuck Palahniuk)

domenica 28 marzo 2010

Sceneggiatura progetto-casa-Ikea




Un film non vedrebbe mai la luce senza sceneggiatura, ovvero un testo ove si descrivono le scene i dialoghi e le singole inquadrature da realizzare.

Quando la sceneggiatura è basata su un romanzo, molto spesso la storia deve essere necessariamente ristrutturata, in quanto esso utilizza una modalità di racconto che non può essere trasposto nel copione così com’è, per via della diversa durata e del diverso meccanismo di fruizione dell'opera.

Per capire meglio questo concetto bisogna tornare al post ove recensivo Fight Club.
Dapprima ho trascritto il paragrafo del libro di Palahniuk riguardante il “progetto-casa-Ikea”, dopodiché ho descritto come Fincher l’ha riversato su pellicola.
Possiamo notare l’estrema differenza tra il romanzo ed il film.

In rete ho trovato la sceneggiatura originale scritta da Jim Uhls, ho tradotto la parte riguardante proprio il “progetto-casa-Ikea” (su internet si trovano solo in lingua originale) in modo da comprendere meglio il passaggio che è stato fatto per rendere visibile l’idea di Palahaniuk.

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INTERNO BAGNO – APPARTAMENTO DI JACK - NOTTE

Jack siede sul water, ha il TELEFONO CORDLESS all’ orecchio, da una scorsa al catalogo IKEA. C’è una pila di vecchie riviste Playboy vicino ad altri cataloghi.

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Come tanti altri, anch’io ero diventato schiavo della tendenza al nido IKEA.

JACK (al telefono)
Si. Vorrei ordinare la balsa antipolvere di Erika Pekkari.

Jack lascia cadere il catalogo aperto sul pavimento.

MOVIMENTO NEL CATALOGO -- SULLA FOTO del SET TAVOLO DA CAFFE’

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Se vedevo qualcosa di ingegnoso come un tavolinetto a forma di yin e yang, dovevo averlo.

PANORAMICA SULLA FOTO DELLA POLTRONA…

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Il divano Johanneshov a strisce verdi della Strinne.

INTERNO SOGGIORNO/ANGOLO PRANZO/CUCINA

La poltrona APPARE. PANORAMICA in prossimità della poltrona


JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Oppure le lampade a filo Rislampa ecocompatibili fatte di carta non candeggiata.

Le lampade APPAIONO. PANORAMICA sulla parete

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Anche l'orologio da sala, in acciaio zincato, Vild, appoggiato sullo scaffale Klipsk.

L’OROLOGIO APPARE COME APPARE LO SCAFFALE SULLA PARETE

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Sfogliavo quei cataloghi e mi domandavo “Quale salotto mi caratterizza come persona?”. Una volta leggevamo pornografia, ora siamo passati ad arredomania.

APPARE una sala da pranzo. Jack, con il telefono cordless ancora incollato al suo orecchio, cammina DENTRO L’INQUADRATURA e continua.

JACK
No, non la voglio Cobalto. Oh, che bel suono. Albicocca.

Jack apre un armadietto, tira fuori un piatto.

JACK (VOCE FUORI CAMPO)
Ho avuto tutto. Anche i piatti di vetro con piccole bolle e imperfezioni, prova che sono stati realizzati dall’onesto, semplice, duro lavoro delle popolazioni indigene della dovunque.

Fruga nel frigorifero. E’ praticamente vuoto. Jack tira fuori un vasetto di senape, lo apre e usa un coltello da burro per mangiarla.
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Se poi masticate un po’ d’inglese e volete cimentarvi con la lettura dell’intero copione del film, cliccate qui.
Buona lettura.

martedì 22 dicembre 2009

555

Vi siete mai chiesti perché quasi tutti i numeri di telefono che compaiono in un film americano cominciano con “555”? In un primo periodo vennero utilizzati dei numeri telefonici reali, con il risultato che veri utenti dei suddetti numeri furono bersagliati di chiamate. Intorno al 1960 i produttori decisero quindi di utilizzare numeri che non avessero un equivalente nella vita reale. In quel periodo i telefoni americani a disco avevano sia lettere sia cifre e i numeri telefonici erano spesso formati da una combinazione di nomi (solitamente toponimi) e cifre. Dato che il “5” corrispondeva alle lettere «j», «k» e «l» ed era impossibile che il nome di un luogo cominciasse con una qualsiasi combinazione di queste tre lettere, al “5”, di fatto, non era assegnato nessun numero telefonico reale. Nacque cosi la tradizione di far iniziare ogni numero telefonico citato in un film con “555”. Oggi esistono 100 numeri (da 555-0100 a 555-0199 ) appositamente riservati per questo utilizzo. Può quindi capitare che, il numero di telefono di Teddy Gammell (Memento) sia lo stesso di Marla Singer (Fight Club).

mercoledì 27 maggio 2009

Fight Club




Era davanti agli occhi di tutti, Tyler e io l'avevamo solo reso visibile.
Era sulla punta della lingua di tutti, Tyler e io gli avevamo solo dato un nome.

SPOILER: nel post che segue verrà svelato il finale del film.
Edward Norton è il narratore e protagonista del film. Ha un buon lavoro, un guardaroba firmato quasi completo, un appartamento che sembra appena uscito da una rivista patinata. Tutto quello che per molti sarebbe fondamentale nella vita.
Perso nella routine impiegatizia (oggi doveva essere martedì…aveva la sua cravatta blu-fiordaliso), soffre di un esaurimento nervoso causato da una marcata insonnia derivata insoddisfazione esistenziale.
Nella disperata ricerca di una cura per la sua malattia comincia a frequentare i gruppi d’ascolto per malati terminali trovando un’illusoria calma interiore che gli permette di esternare le sue emozioni (perché quando pensa che stai morendo la gente ti ascolta veramente invece di aspettare il suo turno per parlare) a tal punto da riuscire a dormire finalmente sonni tranquilli.
Dice di chiamarsi Cornelius, ma questo non è il suo vero nome, infatti si presenta anche con il nome Lenny e Robert. (Non davo mai il mio vero nome nei gruppi).
Quando capisce che non ne può più fare a meno entra nella sua vita Marla Singer (Helena Bonham Carter) che finge, come lui, di avere gravi problemi pur di incontrare persone e approfittare di tazze di caffé gratis.
Da quando c'è lei, l'insonnia ritorna più atroce che mai.

Per caso, durante un viaggio d'affari, s’imbatte nell’eccentrico Tyler Durden (Brad Pitt).
Protagonista: Lei che fa?
Tyler: Come sarebbe?
Protagonista: Cosa fa per vivere!
Tyler: Perché, per far finta che le interessa?
Protagonista: Ah ah ah.
Tyler: C'è una distorta disperazione nella sua risata. Sapone: io produco e vendo sapone.
Un uomo che aveva tutta una sua particolare filosofia di vita:
Tyler: Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con cinquecento canali, il nome d'un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie…sai cos'è un piumino?
Protagonista: Una trapunta.
Tyler: Una coperta, solo una coperta. Perché due come te e me sanno cos'è un piumino? È essenziale alla nostra sopravvivenza nel senso cacciatore raccoglitore? Allora cosa siamo?
Protagonista: Siamo... Che ne so? Siamo consumatori?
Tyler: Siamo consumatori! Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona …le cose che possiedi alla fine ti possiedono.


Dopo che un'eruzione vulcanica di detriti (mobili ed effetti personali) esplode dalla sua parete finestra e finisce fiammeggiante nella notte, è ospitato da Tyler nella sua fatiscente casa di Paper ST. (Non sapevo se era il proprietario o un abusivo. In nessun caso sarei rimasto sorpreso).
A questo punto scopre che lo strano venditore di sapone è in effetti un anarchico anticonformista che lo coinvolge, prima nell’organizzare degli incontri clandestini di boxe negli scantinati dei bar, poi nella creazione di un vero e proprio esercito eco-terrorista denominato “Progetto Mayhem”.
Si susseguono un'escalation di violenza, assalti e sabotaggi ai danni dei simboli del capitalismo moderno.
(Perché le società di carte di credito? Se si cancella la traccia dei debiti allora torniamo tutti a zero. Si crea il caos totale).


Alla fine si scuote dallo stato d’alterazione psichica in cui si trova e prende coscienza di sé.
Protagonista: Sei solo una voce nella mia testa.

Tyler: Tu sei una voce nella mia!
Protagonista: Sei soltanto un'allucinazione, perché non posso liberarmi di te?!
Tyler: Hai bisogno di me!
Protagonista: No, non è vero, non è più vero ormai!
Tyler: Ehi, tu hai creato me. Io non ho creato un alterego perdente per potermi sentire meglio. Assumiti la responsabilità!


Fight Club è il capolavoro visionario di David Fincher, che reinterpreta il libro di Chuck Palahniuk con grande abilità. Intelligente presa di posizione contro la società consumistica odierna e quella illusione di benessere che porta assai lontano dalla coscienza interiore, il tutto utilizzando una trama avvincente basata sul “doppio”.
Il tema della schizofrenia è presente già nella promozione del film: le locandine invertono i nomi degli attori rispetto al volto cui sono accoppiati, in una specie di apparentemente incomprensibile gioco che fornisce elementi determinanti per la comprensione del film che ci si appresta a vedere.
Anche l’incipit fornisce un segnale sul tema: accompagnato dalle musiche dei Dust Brothers, è realizzato con la computer grafica 3D e segue una telecamera virtuale all’interno del cervello di Norton concludendo il suo percorso sulla pistola che è puntata nella sua bocca.

E’ un film da vedere più volte per riuscire a comprendere come sia stata sviluppata la tematica della schizofrenia. Nella prima parte del film (quando Tyler/Pitt non è ancora apparso) appaiono parecchi fotogrammi subliminali contenenti la sua figura, sempre nei momenti in cui Norton non riesce a dormire. Quindi quando inizia a frequentare i gruppi di sostegno i fotogrammi subliminali spariscono, mentre quando Marla si fa viva ritornano. Anche in una scena, in cui Norton è in camera d'albergo e guarda una pubblicità in televisione, in cui ci sono dei camerieri vestiti di bianco che dicono all'unisono "benvenuti!", allargando le braccia: in prima fila, il cameriere più a destra è Tyler/Pitt.

Fincher è stato veramente geniale nel figurare il progetto-casa-Ikea così descritto nel libro:
io non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione. Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo dell’Ikea.
Abbiamo tutti la stessa poltrona Johanneshov con lo stesso disegno Strinne a strisce verdi. La mia è precipitata per quindici piani, bruciando, dentro una fontana.
Abbiamo tutti le stesse lampade Ristampa/Har costruite con filo di ferro e carta ambientalistica, che non è passata attraverso il processo di sbiancatura. Le mie sono coriandoli.
Tutte quelle sedute in bagno.
Il servizio di posate Alle. Acciaio inossidabile. A prova di lavastoviglie.
L’orologio Vild da anticamera, di acciaio zincato, oh, non avevo potuto farne a meno.
La consolle a ripiani Klipsk, oh, sì.
Le cappelliere Heming. Sì.
Tutta roba che luccicava disseminata nella strada sotto il mio grattacielo.
La mia parure coordinata Mommala. Disegnata da Tomas Harila e disponibile nei seguenti:
violetto
fucsia
cobalto
ebano
antracite
bianco latte o vinaccia.
Una vita intera per comprare questa roba.
I miei tavoli Kalix per le occasioni dallo smalto fine.
I miei tavoli da nido.
Compri mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema del divano. Poi il giusto sevizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto.
Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.

Norton dapprima sfoglia il catalogo Ikea e, sempre con un effetto computer grafica 3D, il catalogo stesso si crea intorno a lui (con tanto di descrizione didascalica dei modelli e relativi prezzi).


Esattamente come nel film, dove Tyler durante il suo lavoro di proiezionista si diverte a montare immagini porno su pellicole per famiglie; verrà montato lo stesso fotogramma alla fine del film nel lampo dell'esplosione dei palazzi.
Con la canzone dei titoli di coda “Where is my mind?” dei Pixies il cerchio si chiude.



Un buon consiglio: leggetevi l’omonimo libro, vi farà apprezzare ancora di più il film e si insinuerà nelle vostre menti come Tyler ha fatto con il povero Norton.


giovedì 21 maggio 2009

Chemical Burn




E' solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa. (Tyler Durden)

Fight club