sabato 6 ottobre 2018

Venom



L'altra sera mi è arrivato un messaggio dal mio amico Mauro che mi diceva di essere andato a vedere Venom.
Non si è soffermato a dirmi se era bello o brutto, ma ha fatto una piccola recensione.
Mi è piaciuta talmente tanto che gli ho chiesto di collaborare sia per il blog che per la pagina Facebook, anche perché ultimamente sta andando al cinema molto più di me.
Fortunatamente ha accettato, ma al momento sta litigando "pacatamente" con Vodafone per farsi mettere internet a casa.
Quindi per il momento questa la pubblico io, ma la firma è sua.
La trama l'ho presa dal sito mymovies.




Nel laboratorio dell'ambigua Life Foundation, Carlton Drake (Riz Ahmed), leader senza scrupoli, tenta di innestare il simbionte che ha riportato da una missione spaziale dentro un organismo umano. Le cavie però muoiono una dopo l'altra.
Il giornalista d'inchiesta Eddie Brock (Tom Hardy), che a causa del suo ultimo incontro con Drake ha perso il lavoro e la fidanzata, non può stare a guardare e s'intrufola nel laboratorio. Ma è proprio in Eddie che il parassita alieno Venom troverà l'ospite perfettamente compatibile di cui andava in cerca. Inizialmente spaventato, Eddie progressivamente impara a convivere con Venom e a formare con lui un unico individuo.

Ho visto Venom.
L’unico aspetto che si salva è il rapporto che si instaura tra il simbionte ed il protagonista, per quanto il doppiaggio imbarazzante rovini persino questo elemento. Per il resto è un’opera che per il 2018 risulta datata, sopratutto dopo quello che abbiamo visto tirar fuori dal Marvel Cinematic Universe in questi ultimi tempi. Sembra un film dei primi anni 2000, trama scontata come la merda, Villain super stereotipato con manie di grandezza e obiettivi ossessivo/apocalittici, nebulosi e non meglio definiti. Quasi nauseante l’antidiluviana scena del nemico più grosso che se le dà di santa ragione col protagonista assai più minuto nello scontro finale.
La sceneggiatura scorre piatta, non ti fa sussultare nemmeno una volta, tutto quel che accade te lo aspetti già e una CGI è appena accettabile non contribuisce certo a farti saltare sulla poltrona. Spiderman non viene nemmeno citato, il personaggio femminile è scritto talmente male che nemmeno una brava attrice come Michelle Williams riesce a salvarlo. Non si capisce nemmeno perché non sia stato inserito nel MCU, sembra una roba buttata lì a caso, quasi come se fosse stato obbligatorio realizzarlo. Insomma è un film che sarebbe dovuto uscire vent’anni fa, oggi non ha molto senso, per non dire nessuno, perlomeno non con una sceneggiatura banale come questa.
Carina la seconda scena post credit, probabilmente più interessante dell’intero film. 
Voto 4

Mauro Manca


giovedì 15 marzo 2018

First and final frames, Part II




Jacob T. Swinney ci ha preso gusto.
Ma questa volta non si è diverto a prendere le inquadrature più simili come ha fatto con il primo video (vedi Gone Girl - L'amore bugiardo).

Il confronto che mi ha stupito di più riguarda L'uomo senza sonno. Osservando la sorprendente differenza dell'aspetto fisico di Christian Bale, tra la prima e l'ultima inquadratura, si capisce che il frame iniziale è la fine della storia, mentre quello finale ne è l'inizio.
Infatti i dettagli dell'ultima inquadratura rispondono alla domanda che ci posti per tutto il film: perché un uomo sano e normale si è trasformato in un relitto emaciato e instabile?

mercoledì 28 febbraio 2018

Remakes



Questo video di Jaume R. Lloret mette a confronto alcune scene di 25 film e dei loro remake.
A volte le nuove versioni sono diventate più famose degli originali (com'è successo per Vanilla Sky, remake della pellicola di Alejandro Amenábar Apri gli occhi).

C'è comunque da dire che per alcuni la somiglianza è notevole.

sabato 5 agosto 2017

The War - Il pianeta delle scimmie



Due anni dopo la guerra che ha innescato l'ex alleato di Cesare, Koba, le scimmie sono impegnate a difendersi e nascondersi dagli umani.
Cesare è sempre convinto di poter condividere la terra senza dover entrare in conflitto con il nemico, pertanto manda il suo primogenito alla ricerca di un posto dove vivere e prosperare senza pericoli.
Dopo un lungo viaggio Occhi Blu torna con delle ottime notizie, ma a seguito di un evento drammatico, Cesare abbandona presto l'idea di raggiungere la "terra promessa" insieme al resto del suo branco, per vendicare le perdite subite tra i suoi simili dichiarando guerra alla razza umana.


La sigla della 20th Century Fox suonata con i tamburi tribali ti immerge nella subito nella  natura selvaggia dov'è ambientato il film. Perché in quest'ultimo capitolo abbandoniamo una desolata San Francisco e la sua immensa foresta di sequoie del parco naturale della Contea di Marin per dirigerci verso la lande innevate del Nord America.
La bravura di Matt Revees, già regista del precedente Apes Revolution, è stata quella di prendere una saga fantascientifica e trasformare quest'ultimo capitolo in un film cruento, cupo e trascinante, che strizza l'occhio all'epopea western hollywoodiana e a La grande fuga.

Il film si incentra molto sul conflitto interiore dei due protagonisti.
Il sempre più "umano" Cesare, con quella sua sete di vendetta che solo i sapiens possono avere. Bravissimo Andy Serkis ad umanizzare il primate a tal punto da farci dimenticare che si tratta di un film di fantascienza, l'Academy dovrebbe trovare il coraggio di nominarlo all'Oscar per questo ruolo.
E il kurtziano colonnello McCullough con le sue deliranti idee di onnipotenza, interpretato da un ottimo Woody Harrelson. Non fossero bastati i monologhi di quest'ultimo a ricordare il capolavoro di Coppola è ben visibile un graffito nel tunnel sotto il campo di prigionia: Ape-ocalypse Now.


In quest'ultimo capitolo scopriamo che il "virus delle scimmie" è cambiato, infatti Cesare incontra sulla sua strada Nova, una bambina che ha perso la parola a causa di questa mutazione, che sta portando gli esseri umani sopravvissuti alla regressione.
Nova è anche una citazione alla pellicola del 1968 (la compagna muta di Taylor si chiama Nova), così come il secondogenito di Cesare, Cornelius (stesso nome dell'archeologo che, con la veterinaria Zira, aiuta Taylor a dimostrare la vera evoluzione delle scimmie).
Dall'altra parte invece non tutte le scimmie sono unite in un fronte unico. Infatti i seguaci del bonobo che ha scatenato la guerra, chiamati dispregiativamente Donkey dai soldati, si sono alleati con il Colonello nello sterminio dei loro simili.
L'influenza del farmaco ALZ-113 sulle scimmie al di fuori della tribù di Cesare ha portato alle creazione del personaggio "Scimmia Cattiva" che, oltre a fare da anello di congiunzione con tutti gli altri primati "intelligenti" della terra, serve ad alleggerire la tensione strappando un sorriso allo spettatore. Peccato che le movenze e l'aspetto ricordino molto l'elfo potteriano Dobby suscitando così solo una grande malinconia.

In occasione dell'uscita ala 20th Century Fox ha creato un partnership speciale con l'Istituto Jane Goodall per prestare assistenza in Congo agli scimpanzé salvati dal commercio illegale derivato dal traffico di carne selvatica di specie a rischio.



Comunque alla fine di tutto sarà sempre Madre Natura a decidere le sorti del pianeta.

martedì 25 luglio 2017

Il cinema nei cinema



Esistono tanti film biografici e non, che parlano di cinema.
Tra i più famosi abbiamo Effetto notte di Truffaut, RKO 281 (che racconta la genesi di Quarto potere), Hitchcock (fa lo stesso con Psyco) oppure Charlot, il biopic  sull'attore, regista, sceneggiatore e fondatore della United Artists, Charlie Chaplin.
Poi ci sono tanti altri film con scene ambientate nelle sale cinematografiche. Quello che viene proiettato sullo schermo a volte è fine a se stesso, ma perlopiù è collegato alla trama stessa del film.
Ecco alcuni casi:

Disastro a Hollywood
Il finale dell'ultimo film di Jeremy Burnell, Fiercely, è troppo cruento. Non solo viene ucciso il protagonista, ma viene barbaramente ucciso anche il suo cane.
Alle richieste del suo produttore di rimontarlo e modificarne il finale, con la minaccia di una mancata partecipazione al Festival di Cannes, il regista, dopo tante titubanze e crisi isteriche, accetta.
Alla presentazione del film, al Palais du Cinema, Burnell attacca le Major rivendicando la propria integrità artistica, ricevendo il plauso del pubblico.
La proiezione della pellicola scorre liscia sino alle ultime battute, quanto si scopre che la versione proiettata è quella con la cruenta uccisione del cane.
La reazione della sala è freddissima.

L'esercito delle 12 scimmie
Verso la fine della storia Cole e Railly, braccati dalla polizia, si nascondono in un cinema che sta proiettando una maratona di film di Alfred Hitchcock.
In quel momento sullo schermo della sala cinematografica possiamo vedere James Stewart nei panni di John "Scotty" Ferguson e Kim Novak in quelli di Madeleine Elster/Judy Barton. Si tratta de La donna che visse due volte.
Anche se in un primo momento il film di Hitchcock sembra essere distaccato dalla pellicola di Terry Gilliam possiamo notare alcune convergenze. Railly si traveste con una parrucca bionda, come Judy si camuffa in Madeleine diventando bionda. Cole la vede emergere da una luce rossa, come Scottie vede July avvolta da una luce verde.
La scena al Muir Woods National Monument del film di Hitchcock era già stata omaggiata nel corto La Jetée (opera ispiratrice della pellicola di Gilliam), facendo si che anche questo collegamento sia in realtà una ulteriore ripresentazione di quel corto.

Bastardi senza gloria
Joseph Goebbels (Ministro della Propaganda nazista) decide di organizzare una serata di gala con tutte le alte sfere del Terzo Reich.
Il luogo scelto per l'occasione è il cinema parigino Le Gamaar, dove viene proiettato il film Orgoglio della nazione, che ripercorre le gesta eroiche del soldato di prima classe Frederick Zoller.
Questo film mostra il cecchino nazista uccidere un'intero plotone americano sparando dalla cima di un campanile. Mentre viene enfatizzato il coraggio e la bravura di Zoller gli yankee vengo presentati come degli inetti.
In realtà si tratta di un cortometraggio (parodia dei filmati propagandistici della Riefenstahl) girato, su richiesta di Tarantino, da Eli Roth, che nel film fa anche la parte di uno dei "bastardi": il sergente Donnie Donowitz (L'Orso Ebreo).


Il favoloso mondo di Amélie
Come ci racconta la voce narrante: "A volte il venerdì sera Amélie va al cinema".
Nella scena all'interno della sala cinematografica la telecamera non inquadra mai lo schermo ma rimane fissa sullo sguardo della protagonista, quindi noi non sappiamo che film è andata a vedere.
Una voce di donna dalla pellicola recita una frase: "...il primo che arriva in fondo alla passerella!", questa frase ci suggerisce cosa viene proiettato.
Jules e Jim di François Truffaut, pellicola non collegata a quella di Jean-Pierre Jeunet se non per il fatto che sono entrambe francesi.

Un lupo mannaro americano a Londra
Pellicola girata da John Landis nel 1981, è la storia di due turisti americani che vengono assaliti da un feroce e selvaggio lupo, nella campagna inglese. Uno muore e l'altro si trasforma in un lupo mannaro.
I due si rincontreranno presto, infatti David (il lupo mannaro) commenta: "Ti sembra normale starsene in un cinema porno a Piccadilly Circus a parlare con un cadavere? Sono felice di rivederti Jack".
La pellicola che vediamo proiettata sulla schermo, durante questo incontro, è See You Next Wednesday.
Si tratta di un finto porno girato ad hoc dallo stesso Landis prima della produzione del film, che viene menzionato in quasi tutti i suoi lavori.

Il secondo tragico Fantozzi
Innanzitutto vorrei spezzare una lancia a favore del professor Guidobaldo Maria Riccardelli dicendo che La corazzata Potëmkin non è una cagata pazzesca, come afferma il ragionier Fantozzi nel film di Luciano Salce.
A mio parere l'opera di Ėjzenštejn va contestualizzata, ricordiamo che è un film del 1925, quindi nel pieno della fase sperimentale della settima arte.
Ejzenštejn sviluppò la teoria dell'Effetto Kuleshov per dare una nuova dimensione al montaggio: attraverso la correlazione o l'opposizione di due immagini in sequenza, ha ottenuto significati e simboli che superano il contenuto delle singole inquadrature. Un'altra tecnica fu quella del Cine-pugno: con l'aiuto di primi piani improvvisi e molto ravvicinati, espressioni violente e azioni serratissime, il cineasta russo mirò shockare lo spettatore.
Ma torniamo al nostro ragioniere. La produzione del film non ottenne i diritti per usare le scene originali, quelle che vengono proiettate furono girate dallo stesso Luciano Salce. Inoltre la corazzata da Potëmkin divenne Kotiomkin e il nome del regista venne modificato in Serghei M. Einstein.
Allora mi domando: la locandina con il titolo originale all'ingresso del cineforum è una cosa voluta oppure è un errore?


Prova a prendermi
Frank Abagnale Jr. è un ragazzo di sedici anni che falsificando assegni e frodando banche guadagna milioni di dollari. Inoltre fingendosi pilota della Pan Am viaggia gratuitamente per tutto il mondo tramite il deadheading (una pratica in cui i piloti ricevono viaggi gratis come cortesia professionale da altre compagnie aeree) tanto da diventare noto sui giornali con il nome di “James Bond del cielo“.
Quando viene a conoscenza del suo soprannome decide di andare vedere il nuovo film della spia britannica Agente 007 - Missione Goldfinger.
Inutile dire che appena esce dal cinema va subito a comprare la Aston Martin DB5 uguale a quella dell'agente segreto di sua Maestà.

Zodiac
Siamo nel 1969 in una San Francisco sconvolta dagli efferati omicidi del killer dello Zodiaco, che terrà in scacco la polizia per quasi due decenni.
A un certo punto della storia, due dei protagonisti del film, Dave Toschie e Robert Graysmith si ritrovano nello stesso cinema a vedere Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!; film di Don Siegel del 1971 liberamente tratto dai fatti di cronaca avvenuti in quel periodo.
Una delle scene che evocano proprio quei fatti è quando Scorpio prende in ostaggio uno scuolabus minacciando il sindaco di eliminare i bambini se non riceverà la somma richiesta, minaccia simile a quella di Zodiac nella pellicola di David Fincher.

Cose Nostre - Malavita
Qui siamo al capolavoro di Luc Besson, che collega il personaggio della sua storia con l'attore che lo interpreta tramite il film che viene proiettato nella sala cinematografica.
Robert De Niro interpreta Fred Blake/Giovanni Manzoni, il pentito più famoso degli Stati Uniti sotto protezione dell'FBI, che con la sua famiglia vive in uno sperduto paesino della Normandia.
Il loro protettore, l'agente Robert Stansfield (Tommy Lee Jones), chiede loro di mantenere un basso profilo e di integrarsi con la popolazione locale.
Agli abitanti del paese Frank dice di essere uno storico della seconda guerra mondiale, pertanto viene invitato al cineclub locale per presentare un vecchio film di guerra con Frank Sinatra.
Blake accetta l'invito contro il parere di  Stansfield, che alla fine decide di accompagnarlo.
Una volta arrivati in loco scoprono che, per uno scambio di pellicole, verrà proiettato Quei bravi ragazzi, film nel quale lo stesso De Niro interpreta Jimmy Conway.
Quando Fred sale sul palco per recensire il capolavoro di Martin Scorsese si lancia in uno struggente amarcord malavitoso. Sarà un successo.
Impagabile l'espressione di Tommy Lee Jones.



sabato 15 luglio 2017

Saul Bass: l'artista dei titoli di testa


Nel 1954 il regista Otto Preminger chiese allo studio Saul Bass & Associates di realizzare la locandina del film Carmen Jones.
Il risultato lo lasciò talmente soddisfatto che gli chiese di realizzare anche i titoli di testa.
L'abilità di Bass nel riassumere un intero film in pochi minuti lo porterà a lavorare con altri maestri del cinema tra cui Alfred Hitchcock e Martin Scorsese.


Questo video raccoglie i lavori realizzati dal designer partendo dal suo esordio sino ad arrivare a Casinò passando per La donna che visse due volte.

Una delle sue più celebri opere è la sequenza di Anatomia di un omicidio. Per questo
 film Bass realizza la sagoma di un cadavere diviso in più parti (ripresa anche nella locandina), che viene da prima composta e successivamente utilizzata come paratesto per inserire i nomi degli attori e dei soggetti coinvolti nelle realizzazione del film. 
Questa idea è un chiaro richiamo al titolo dell'opera di Preminger.




martedì 13 giugno 2017

Il giuramento vory v zakone



Boss #1: Vediamo che sei stato in prigione in Siberia e che eri un ladro.
Nikolai Luzhin: Mio padre era un operaio del governo, riparava le macchine degli ufficiali. Io ho cominciato vendendo pezzi di ricambio a quindici anni.
Boss #1: Non hai tatuaggi forzati?
Nikolai Luzhin: Nessuno.
Boss #2: Non collaboravi?
Nikolai Luzhin: Ho passato due anni nel braccio delle punizioni.
Boss #1: Sei stato nella prigione di Kresty a San Pietroburgo?
Nikolai Luzhin: Sono stato messo in isolamento una dozzina di volte. Ero chiamato "Il Ceppo" perché non riuscivano a spostarmi.
Boss #1: Tuo padre è stato una puttana e un cazzone a lavorare con il governo. Giusto?
Nikolai Luzhin: Giusto. Per me lui non esiste. Mia madre...
Boss #2: Tu non hai una madre. Tanto era una troia.
Nikolai Luzhin: Si. Io non ho né padre né madre. Esiste solo il codice, il codice vory v zakone...che io ho sempre seguito.
Boss #1: Per questo c'è uno spazio vuoto sopra il tuo cuore, dove verranno messe le stelle. E uno spazio vuoto sulle tue ginocchia.
Nikolai Luzhin: Io sono già morto, sono morto a quindici anni. Ora vivo sempre in uno stallo di distacco.

La promessa dell'assassino


martedì 9 maggio 2017

Essere avidi come un maiale



Testarossa: Spero di non capitare in un brutto momento. Lo sapete chi sono?
Bad Boy Lincoln: Io si.
Testarossa: Bene; così risparmiamo tempo.
Vincent: Io non lo so.
Testarossa: Avrete sempre dei grossi problemi a sollevare un cadavere tutto intero. A quanto pare la cosa migliore da fare è tagliare il cadavere, dividerlo in sei pezzi e poi fare un bel mucchio.
Sol: Volete dirmi gentilmente... Chi cazzo sei?
Testarossa: Una volta che hai quei sei pezzi devi sbarazzartene al più presto, non è il caso di lasciarli in freezer dove li può scoprire la mammina, giusto?
Allora mi dicono che la cosa migliore è darli in pasto ai maiali. Bisogna affamare i maiali per qualche giorno, ma poi la vista di un cadavere a pezzi gli sembrerà come un ghiacciolo nel deserto. Bisogna rasare la testa della vittima ed estrarre i denti, per il bene della digestione dei maialini, si potrebbe fare anche dopo ovviamente, ma non è bello rovistare nella merda di maiale, vi pare? Quelli si spazzolano le ossa come fossero burro. Ci vogliono almeno sedici maiali per completare l'opera in una seduta, quindi non vi fidate di chiunque vi dica che ha un allevamento di maiali. Finiscono un cadavere che pesa diciamo per esempio cento chili in non più di circa otto minuti. Questo vuol dire che un solo maiale può arrivare a consumare un chilo di carne umana, cruda, in un solo minuto.
Da qui deriva l'espressione "essere avidi come un maiale".
Vincent: Beh, grazie della spiegazione, mi sono tolto un gran peso dal cuore. Adesso avresti la compiacenza di dirmi, chi cazzo sei? A parte uno che da la gente in pasto ai maiali, è ovvio.
Testarossa: Conosci il significato della parola "nemesi"?
La giusta e logica imposizione di un castigo terribile, che si manifesta attraverso l'opera di un agente adeguato, personificato nella fattispecie da un terribile figlio di puttana. Me.

Snatch - Lo strappo

domenica 23 aprile 2017

Basta scrivere dissolvenza




Bo Catlett: Gran bel copione questo "Mr. Lovejoy", c'è solo da cambiare il finale.
Ora ho capito perchè Harry ci tiene tanto. Mi ero accorto che raccontava cazzate dicendo che il copione non era buono. Se lo teneva così stretto che gli avrei dovuto spezzare le dita per levarglielo dalle mani.
Chili Palmer: Oddio, stavo proprio decidendo quale dito spezzarti per farmelo ridare.
Bo Catlett: No, ora ti spiego che cosa sono venuto a fare, sennò tu pensi magari che volevo rubare a Harry qualcuno dei suoi preziosi cimeli ammuffiti.
Chili Palmer: Ma i topi d'appartamento non girano vestiti come te.
Bo Catlett: Harry ti ha chiamato socio, che cosa significa? Il tuo nome non non l'ho mai sentito ne letto sul Hollywood Report, su Variety, da nessuna parte.
Chili Palmer: E' come ha detto lui, siamo in società.
Bo Catlett: Gli hai messo sul piatto qualcosa di consistente?
Chili Palmer: Hai ragione. Me.
Bo Catlett: Qui leggo che porterai Martin Weir per la parte di Lovejoy.
Chili Palmer: Esatto avremo Martin.
Bo Catlett: Come speri convincerlo?
Chili Palmer: Prendo una pistola, gliela punto alla testa, e poi gli dico:"Se  non vuoi morire firma quel cazzo di contratto". E' facile.
Bo Catlett: Mi chiedevo. Ma funzionerà?
Sai chi ci vedo bene, nella parte di Ian Roxy? Harvey Keitel, non penso che troveresti di meglio.
Chili Palmer: Si è bravo, mi colpì in "Rapsodia per un killer".
Bo Catlett: No, quello me lo sono perso. Sennò sai chi altri? Morgan Freeman. Ce l'hai presente?
Chili Palmer: Morgan Freeman...ma non è negro quello?
Bo Catlett: E che vuol dire? Dove sta scritto che Ian Roxy dev'essere bianco? Il colore è proprio quello di cui hai bisogno, ci vuole uno che gli dia carattere.
Ma del copione tu che ne pensi?
Chili Palmer: La prima cosa da cambiare è il titolo. Per intenderci già Murray Saffrin sarebbe meglio di Lovejoy.
Bo Catlett: Non posso che darti ragione. Sai che dobbiamo fare? Tu ed io dobbiamo sederci a un tavolo parlarne e riscriverlo dove serve.
Chili Palmer: E tu ne saresti capace?
Bo Catlett: Non ci vuole niente. Basta solo avere un'idea e riuscire a buttarla giù su un bel foglio bianco, poi chiami uno studente qualsiasi e gli fai aggiungere le virgole, ammesso che tu non sia capace di farlo da solo. Uno studente però ci vuole lo stesso, per le parole difficili. Anche se io ho letto tanti copioni e lo so che sono pieni di sbagli, anche le virgole le mettono a cazzo, perciò non pensare che non sia importante.
Fatto questo non c'è altro, basta scrivere dissolvenza e hai finito.
Chili Palmer: Cosi eh?
Bo Catlett: Così.
Chili Palmer: Non serve nient'altro? Mi dici allora che ho bisogno di te?
Bo Catlett: Perchè io ti offro i miei servizi, ci sono tanti problemi.
Chili Palmer: Bene facciamo così, se ho bisogno di un autista ti faccio un fischio.

Get Shorty


domenica 9 aprile 2017

La cura dal benessere



Lockhart (Dane DeHaan), giovane broker di talento, viene spedito in una località remota delle alpi svizzere, al fine di riportare a New York l’amministratore delegato della sua azienda, che, partito per un soggiorno in un misterioso centro benessere, non è più tornato indietro. Un incidente stradale costringe Lockhart a dover soggiornare nella spa più tempo del previsto e così, guardatosi attorno capisce che c’è qualcosa che non va. 
Pertanto decide di indagare sulle vere intenzioni del Dottor Heinreich Volmer (Jason Isaac), direttore del centro, le cui cure sembrano peggiorare le condizioni dei suoi pazienti.

E' vero che il cinema è arte, ma non bastano belle immagini per fare di un film un bel film.
Se dovessi giudicare La cura dal benessere in base ai movimenti di macchina e alla fotografia direi che è un ottimo film, a tratti mi ha ricordato Youth di Sorrentino...forse per l'ambientazione.
La recitazione non eccelle, ma non è nemmeno pessima. Nella media.
E' la sceneggiatura che non regge. Lo "vendono" come thriller/horror, ma già a metà film si capisce dove va a parare e la tensione scema, quindi tutta le seconda parte è inutile e se non per concludere la storia.
Allora ci si aspetta una virata sull'horror, ma nulla, niente raccapriccio o paura.
Insomma una delusione.
Peccato perché dal trailer prometteva bene.


lunedì 20 marzo 2017

Un commercio come un altro


Scott Campbell (Scott C), City of God Watercolor

Vendere droga è un commercio come un altro.
Il fornitore consegna la merce che poi vengono divise in dosi nelle Boca. Il lavoro delle dosi è fatto a catena di montaggio, palloso come una catena di montaggio. L'erba viene confezionata in un rotolino chiamato "dola". La cocaina è messa in bustine, che vengono sistemate insieme formando pacchetti di dieci o cento pezzi.
Col traffico ci puoi costruire una carriera.
I minori cominciano a lavorare come postini, si guadagnano qualcosa portando da bere prendendo messaggi, questo genere di cose.
Da lì si passa a fare le sentinelle, come si annusa la polizia gli aquiloni scompaiono dal cielo e tutti si dileguano.
Da sentinella passi a vapore e cominci a vendere la roba nella favela. Se arriva la polizia il vapore deve sparire, vaporizzarsi.
Soldato, è un incarico di maggiore responsabilità, si occupa della sicurezza. E se sa fare bene i conti può diventare il gerente di una tana.
Il gerente è braccio destro del boss.
La polizia si prende il suo e non crea problemi.
Da quando Zè Pequeno aveva fatto fuori tutti i suoi nemici nella città di Dio non ci sono state più sparatorie ne risse, potevi andarci con la macchina, e la gente di fuori entra tranquilla nella favela per comprare la droga.
La città di Dio era piena di drogati e le le tasche di Zè Pequeno piene di soldi.
Se la spaccio fosse legale Zè Pequeno sarebbe l'uomo dell'anno.
(Buscapé)

City of God

martedì 28 febbraio 2017

Le citazioni di Tarantino



Sappiamo tutti che Tarantino prima di essere un regista è un grande cinefilo, infatti ha fatto della citazione una sua cifra stilistica.
Jacob T. Swinney, già autore di First and final frames, ha creato un video che mette a confronto la filmografia del regista di Knoxville con le pellicole che hanno ispirato i suoi film; partendo dal cinese City on fire per arrivare alla famosa battuta di Eli Wallach (Ehii Biondooo... Lo sai di chi sei figlio tuuu? Sei il figlio di una grandissima puttaaaa...) ne il buono, il brutto e il cattivo,  passando da pietre miliari come da 8 1/2 di Fellini e Metropolis di Fritz Lang.
La cornice musicale è Little Green Bag di George Baker Selection utilizzata da Tarantino ne Le iene.



lunedì 15 agosto 2016

The Case



Charles Kaznyk è un giovane e promettente filmmaker dell'Ohio, appassionato degli horror movie di George Romero. Questa sua passione lo porta a realizzare il cortometraggio The Case, girato su pellicola super 8.
La realizzazione si dimostra subito ardua che tocca il culmine quando, durante le riprese di una scena notturna presso la stazione ferroviaria della cittadina dove vive, Kaznyk e i suoi collaboratori rischiano la vita a causa del deragliamento di un convoglio governativo contenente un carico "non classificato".
L'incidente fa si che tutta la zona viene isolata dai militari per tenere i cittadini lontani dai luoghi d'indagine, cosicché la troupe deve trovare degli espedienti per terminare le riprese.
La determinazione del giovane filmmaker lo porta a modificare la sceneggiatura inserendo nella storia l'incidente ferroviario; filmando dal vivo i rottami dei vagoni e ricostruendo, con l'utilizzo di un modellino, il deragliamento.
Quando ho visto la sequenza dell'incidente mi sono venuti in mente i dischi volanti di Plan 9 From Outer Space e la passione di Ed Wood nel realizzare film a basso costo.

La ricostruzione della travagliata produzione della pellicola è descritta nel lungometraggio di J.J. Abrams, prodotto da Steven Spielberg, Super 8.



sabato 30 luglio 2016

Il cappello ti devi levare



Tu, uno come Ugo Piazza non lo uccidi a tradimento.
Tu, uno come Ugo Piazza non lo devi neanche toccare.
Tu, uno come Ugo Piazza non lo devi neanche sfiorare.
Tu, quando vedi uno come Ugo Piazza il cappello ti devi levare.
Il cappello ti devi levare.
Il cappello ti devi levare.
Il cappello ti devi levare.
Il cappello ti devi levare!
(Rocco Musco)

Milano calibro 9



venerdì 22 luglio 2016

Contaminations



Henry Silva, Mark Gregory, Alex Mc Bride, Marina Lotar, Anna Kanakis. Vi dicono nulla?
Riproviamo. Enzo G. Castellari, Ruggero Deodato, Sergio Martino, Luigi Cozzi. Niente?
Quando ero adolescente, non lavorando, di soldi non ne giravano, quindi non andavo spesso al cinema. Sino a quando non li passavano in televisione, film come 1997 Fuga da New York o Blade Runner non riuscivo a vederli, se non dopo mesi o, nella maggior parte dei casi, più di un anno dalla loro uscita.
Mi ricordo bene il “Lunedì film” di RaiUno con le sue produzioni hollywodiane; i film per ragazzi su Italia 1, sto parlando di Breakfast Club, I Goonies, Una poltrona per due, Ghostbuster e Ladyhawke solo per citarne alcuni; o la serie di Zio Tobia con titoli come Halloween e Venerdì 13.
Ma è nel pomeriggio su Rete 4 che venivano trasmesse le cosiddette “chicche”, i cloni italiani delle produzioni americane. Quindi prima di essere testimone della liberazione del presidente degli Stati Uniti dalla prigione newyorkese avevo già visto 1990: I guerrieri del Bronx di Castellari, con i sopra citati Mark Gregory e Alex Mc Bride (al secolo Marco Di Gregorio e Massimo Vanni).
Ora questi film non li trasmettono più e li avevo anche cancellati dal mio database mentale senonché mi è stato regalato un libro che mi ha fatto tornare la voglia di rivederli....almeno alcuni.

Si tratta di “Contaminations – Guida al fantacinema italiano anni 80”, scritto da Daniele Magni che, insieme a Manuel Cavenaghi, è uno dei proprietari di Bloodbuster, il B-movie store aperto nel 1999 a Milano. Hanno iniziato come una piccola videoteca con a catalogo “tutto il cinema dalla B alla Zeta” ed essendo degli esperti nel genere sono riusciti ad ampliare sia la metratura che le attività fino ad avere la loro casa editrice, specializzata soprattutto in dizionari e guide.
Su Contaminations è stato fatto un lavoro certosino prima di ricerca e poi di visione, e da come sono state scritte alcune schede si capisce che, per alcuni film, quest'ultima parte non deve essere stata facile.
E' una vera è propria guida che non ha nulla a che fare con Il Mereghetti o altri libri più seri.
Il “meno serio” che sto utilizzando, in questo caso non è dispregiativo, ma lo considero un punto di forza. La critica fatta non è neutra e non vengono usati giri di parole per farti capire se il film fa schifo oppure vale una visione.
La sensazione è proprio quella di parlare con un amico davanti ad una birra che da letteralmente del “vitello bollito” al protagonista di Urban Warriors oppure che utilizza frasi come “...tanto peggio di così...” o ”...una coloratissima farsa fantascientifica che funge da pretesto per mostrare un po' di tette e culi.”.
E in tutto questo delirio di B-movie futuristici, fantascientifici e postatomici c'è anche chi è stato in grado di creare un film montando gli scarti della saga UFO.
Insomma Contaminations è un libro che tutti gli appassionati di cinema dovrebbero tenere in casa, perché ritengo che se una guida riesce farti tornare la voglia di rivedere dei film che pensavi assolutamente di non voler riguardare, vuole dire che l'autore ha fatto un ottimo lavoro.


Non vedo l'ora d'avere tra le mani un'altra delle loro guide: “Ancora più...cinici, infami e violenti” .


domenica 17 aprile 2016

Ave, Cesare!





Hollywood 1951. Eddie Mannix (Josh Brolin) è un “fixer” della casa cinematografica Capitol Pictures, ovvero una persona incaricata di risolvere tutte le crisi che sorgono durante la produzione di un film. Sono diversi i problemi del quale Mannix si deve occupare: la gravidanza inaspettata dell'attrice di punta dei musical acquatici DeeAnna Morgan (Scarlett Johansson), che per non fare uscire lo scandalo e fallito il tentativo di organizzare un matrimonio riparatore, deve trovare un altro escamotage; oppure convincere lo stimato regista britannico Laurence Laurentz (Ralph Fiennes) a non cacciare dal suo set la star dei western di serie B, Hobie Doyle (Alden Ehrenreich), in quanto pessimo attore.
La giornata per Mannix si complica quando le riprese del più costoso progetto della Capitol, il peplum “Ave, Cesare!”, vengono interrotte per la scomparsa del protagonista, la star hollywoodiana Baird Whitlock (George Clooney).
(Un esercito di tecnici, attori ed artisti di spicco lavora sodo per portare sullo schermo il nostro titolo più importate dell'anno. “Ave, Cesare!” è un film di prestigio con una delle maggiori star del mondo: Baird Whitlock)
Quando il fixer riceve un lettera con la richiesta di riscatto dovrà gestire la situazione tenendo all'oscuro le incalzanti giornaliste, sempre in cerca di uno scoop, Thora e Thessaly Thacker (Tilda Swinton in doppio ruolo).
(Abbiamo la tua star. Metti insieme 100.000 dollari e aspetta le istruzioni. Chi siamo? Il Futuro)



Con questa black comedy Joel e Ethan Coen rendono omaggio alla Hollywood degli anni cinquanta, la cosiddetta Golden Age.
Le ambientazioni e i personaggi ci fanno ricordare i vari generi cinematografici e i divi dell'epoca.
Il kolossal storico-religioso, ambientato ai tempi dell'antica Roma, richiama subito al Ben Hur di William Wyler, soprattutto nella scena dell'incontro tra il centurione romano Clooney con il Cristo, come fece a suo tempo Charlton Heston.
La “sirenetta” DeeAnna Morgan è senz'ombra di dubbio ispirata alla popolarissima diva dei musical acquatici Esther Williams, mentre i balletti di Gene Kelly vengono rivisitati (in chiave gay) da un Channing Tatum vestito da marinaio, cantante e ballerino di tip tap.
Il sofisticato regista Ralph Fiennes, che mantiene l'eleganza di Laurence Oliver anche quando impartisce una lezione di dizione al “singing cowboy” Doyle (un sorprendente Ehrenreich), bravissimo con lazo e chitarra, ma senza doti recitative.

Oltre a farci vedere la maestosità delle produzioni dell'epoca, anche con l'aiuto della fotografia che richiama il tecnicolor utilizzato a quei tempi, i Coen ci mostrano anche i lati più grigi dei personaggi con i loro vizi e i loro capricci.
Un Whitlock confuso e soggiogabile, avvezzo alla bottiglia e con uno scheletro nell'armadio che Mannix non deve far uscire. La diva DeeAnna Morgan tanto angelica davanti alla macchina da presa, quanto dissoluta nella vita privata. Doyle, il “cowboy” belloccio, che riempe le sale con il western di serie B Luna lazzarona, stupido ed ingenuo che quando esce a cena con la soubrette di turno si diverte a fare il lazo con gli spaghetti.

I dialoghi irriverenti sul filo della satira sono semplicemente irresistibili a partire dagli sproloqui sul marxismo degli sceneggiatori sinistroidi, sino alla discussione teologica sulla modalità di rappresentazione del Cristo tra le autorità religiose (ebraica, cattolica, protestante e ortodossa) con la chiusa del rabbino:”Questi sono tutti matti!”, passando dall'epifania del centurione Clooney che, ai piedi del Cristo in croce, inizia ad imprecare quando il regista gli dà lo stop perché non riesce a ricordare la parola chiave, “FEDE”.





Nell'eccellente interpretazione corale del cast, spicca Frances McDormand nel ruolo della montatrice C.C. Calhoun: cinque minuti da Oscar.

mercoledì 13 aprile 2016

PPZ - Pride + Prejudice + Zombies



PPZ - Pride + Prejudice + Zombies *1/2 (Pride and Prejudice and Zombies, Usa, 2016, Col, 108’) Burr Steers. Con Lily James, Sam Riley, Bella Heathcote, Douglas Booth, Jack Houston, Matt Smith, Lena Headley, Charles Dance. # Inghilterra XIX secolo. A causa di una misteriosa epidemia il paese viene invaso da un’orda di morti viventi. La famiglia Bennet è composta da cinque sorelle, addestrate nelle arti marziali e all’uso di armi, e dai due genitori, intenti a trovare un marito per almeno una delle figlie in modo da non perdere la proprietà in cui vivono, data la mancanza di un erede maschio. La guerra agli zombie fa da sfondo alle vicissitudini sentimentali che si intrecciano principalmente tra le due sorelle Elisabeth (James) e Jane (Heatcote) con il colonello Darcy (Riley), nipote dell’aristocratica Lady De Bourgh (Headley), ed il suo amico Bigley (Booth). Il film è tratto dal romanzo Orgoglio e pregiudizio e zombie, di Seth Grahame-Smith (sceneggiatore de La leggenda del cacciatore di vampiri e co-sceneggiatore di Dark Shadows) che ha preso uno dei grandi classici della letteratura mondiale, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, riambientandolo in un universo alternativo infestato da zombie. Nell’adattamento cinematografico del regista e sceneggiatore Burr Steers, risulta marginale l’elemento horror. Pur essendoci un paio di idee originali, come i vari stadi di decomposizione fisica e mentale degli zombie, e le mosche dei cadaveri utilizzate per individuare i soggetti contaminati, non si ha la sensazione di essere veramente minacciati da questi morti viventi in versione acqua di rose. La computer grafica usata per il make-up non ha aiutato. Il regista si é concentrato maggiormente sugli intrecci sentimentali sviluppando fedelmente l’ambientazione vittoriana nei costumi, scenografia e dialoghi. Peccato perchè anche i titoli di testa, che raccontano in modo originale la genesi dell’apocalisse, facevano sperare in un film migliore.


martedì 29 marzo 2016

Workshop di scrittura critica


Il mese scorso ho avuto la fortuna di poter partecipare al workshop, organizzato da Filmidee in collaborazione con la Scuola Civica di Milano, Scrivi anche tu per “Il Mereghetti”.



Lo scopo di questo corso, tenuto dall'autore de Il Mereghetti. Dizionario dei Film, Paolo Mereghetti, e dai due coautori Alessandro Stellino (fondatore del magazine online Filmidee) e Filippo Mazzarella (collaboratore del sito Duels), era aiutarmi a capire come gestire le parole per raggiungere la lunghezza giusta per un articolo nitido e preciso e, soprattutto, recensire anche i film che non mi sono piaciuti o mi hanno lasciato indifferente.
Premetto che stiamo parlando di un dizionario, e la stesura di una scheda di un film è molto diversa da un articolo giornalistico o dal post di un blog.
La principale differenza è la sintesi, necessaria in quanto l'ultima edizione de Il Mereghetti contiene 28000 schede in 6050 pagine.
Nelle mie recensioni la trama è dettagliata (con citazioni e dialoghi che la completano), così come la critica, mi piace descrivere ogni dettaglio che mi ha colpito del film. 
Nel dizionario invece la trama deve essere sintetica e non deve assolutamente contenere gli spoiler (nelle mie ogni tanto ci sono, ma con il giusto avvertimento in modo da lasciare il libero arbitrio al lettore).
Anche la critica deve seguire dei parametri. Innanzitutto deve essere comprensibile a tutti quindi bisogna evitare di filosofeggiare troppo ed utilizzare parole troppo ridondanti. Il giudizio non deve essere comparativo con altri film, non bisogna mai mettersi al posto del regista. E, soprattutto, non deve esserci un stroncatura netta (anche se io non sono d'accordo), ad esempio non si può scrivere di un film horror, il cui regista ha fatto del colpo di scena finale il suo marchio di fabbrica, “il film ha tutti i cliché tipici dell'horror, ma con solo un paio sequenze veramente terrificanti, per poi ricadere nel suo solito colpo di scena, che porta in coda altri cinque minuti di pellicola moralizzatrice sul perdono, che sintetizzato è: non buttate via un'ora e mezza della vostra vita. Poi capirete di quale film sto parlando.
Il Mereghetti è anche conosciuto per le stelle di giudizio che vanno da una a quattro intervallate dalle mezze: *scarso, **sufficiente, ***buono, ****capolavoro. Poi c'è anche lo zero (°) ovvero quando un film da una stella è stato fatto da un regista che di media ne prende tre o quattro, ma a detta di Paolo Mereghetti sono molti pochi.
Ci hanno dato un lista di film tra cui sceglierne uno o due da recensire: Quo vado?, Spectre, Steve Jobs, Perfetti sconosciuti, The Revenant, Il caso Spotlight, La corrispondenza, Irrational Man e The Visit. Io ho scelto Spectre e The Visit, che assieme al film con Zalone erano i tre che avevo visto. Ma Quo vado? era troppo, psicologicamente non ero pronto.



Spectre **1/2 (Spectre, Usa, 2015, Col., 148') Sam Mendes. Con Daniel Craig, Christoph Waltz, Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris, Dave Bautista, Andrew Scott, Monica Bellucci. # Città del Messico, Giorno dei Morti. Seguendo le direttive postume del vecchio M, Bond (Craig) sventa un attentato uccidendo il terrorista che lo stava organizzando. L'eclatante azione causa un incidente diplomatico, pertanto il nuovo capo M (Fiennes) lo sospende per aver agito senza autorizzazione. Bond però continua ugualmente ad indagare per trovare il mandante. Gli indizi lo portano a Roma, dove scopre l'esistenza di una pericolosa organizzazione criminale, che si insinua in modo capillare negli ambienti governativi e non, chiamata SPECTRE. Con l'aiuto di alcuni collaboratori fidati rintraccia Madeleine Swann (Seydoux), figlia di un affiliato dell'organizzazione, che lo aiuterà ad arrivare al capo della SPECTRE, Ernst Stavro Blofeld (Waltz). Ma una volta alla resa dei conti riaffioriranno i fantasmi del passato per Bond. Sam Mendes dirige per la seconda volta un episodio dell'agente segreto britannico, allontanandosi completamente dall'introspettivo Skyfall. Nel film, che risulta essere godibile con una regia pulita e mai confusionale, ritroviamo i canoni classici delle pellicole bondiane. Per enfatizzare questo ritorno alle origini Mendes riempe la pellicola di citazioni visive che richiamano i suoi predecessori. Nota stonata l'intepretazione sottotono di Waltz nella parte del malvagio capo della SPECTRE. Il film è fruibile anche per chi non ha visto le pellicole precedenti, riguardanti la genesi del personaggio, pur essendoci un collegamento diretto. Oscar 2016, come migliore canzone, a Sam Smith per il brano Writing's on the wall.




The Visit * (The Visit, Usa, 2015, Col., 94') M. Night Shymalan [Manoj Nelliyattu Shymalan]. Con Olivia DeJonge, Ed Oxenbould, Deanna Dunagan, Peter McRobbie, Kathryn Hahn. # Becca (DeJonge) e Tyler (Oxeboulde) sono i figli adolescenti di una giovane madre che da quindici anni non ha più alcun rapporto con i genitori. Per permetterle di partire per una crociera con il nuovo fidanzato acconsentono di andare a conoscere per la prima volta i loro nonni e passare una settimana a casa loro. I due ragazzi intenti a girare un documentario amatoriale sulla loro madre decidono di filmare tutta la vacanza. All'inizio sembra andare tutto bene, i nonni sono gentili e premurosi, ma poi le cose iniziano a cambiare a causa degli atteggiamenti strani e violenti dei due anziani. Shymalan, dopo due blockbuster, si cimenta in un horror a basso costo girato in stile found footage molto in voga in questi ultimi anni, infatti le immagini provengo dalle due telecamere utilizzate dai ragazzi. L'idea di fondo del film è anche discreta, ma la sceneggiatura ha dei buchi sin troppo evidenti, partendo dal fatto che i due bambini si recano da soli dai nonni, senza nemmeno conoscerne l'aspetto. Inoltre alcune scene che vogliono creare tensione sfiorano il ridicolo. In tutta questa regia confusa si salva solo la sequenza, girata in soggettiva, dell'inseguimento ambientato sotto la casa. Non manca il classico colpo di scena che tanto ha dato lustro ai film di Shymalan. Malriuscito anche il doppiaggio con i rap imbarazzanti del bambino.


Il secondo ed ultimo compito che ci è stato assegnato è quello di recensire PPZ - Pride + Prejudice + Zombies. La miglior scheda sarà pubblicata nella prossima edizione de Il Mereghetti. Al momento non ci hanno ancora fatto sapere chi è il vincitore, comunque a breve la pubblicherò nel blog.
SPOILER: gli ho dato una stella e mezza.


Milkshake Martin and Lewis (Pulp Fiction)


Se volete sapere di che sa un frappè da cinque dollari ci sono due modi.
Il primo è andare al Jack Rabbit Slim's, dopo aver prenotato un tavolo (collocato all'interno di una Chrysler New Yorker del 1956), e ordinare al cameriere "Buddy Holly" un Durwood Kirby burger e un milkshake Martin and Lewis.
Dopo però vi tocca ballare scalzi sulle note di "You never can tell" di Chuck Berry.
Oppure seguire la seguente semplice ricetta (presa dal ricettario "In cucina con Tarantino" allegato al DVD Jackie Brown).



Milkshake Martin and Lewis
Ingredienti per una persona
  • 1 bicchiere di latte
  • 100 gr. di gelato alla vaniglia
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 2 cucchiai di ghiaccio tritato
  • 1 ciliegina
Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore e girate la manopola al massimo, continuando a frullare finché saranno completamente disintegrati e gonfi d'aria.
Versate il frullato in un bicchierone bello grande, guarnite con una ciliegina e infilate la cannuccia.
Sorseggiate mugolando come Mia Wallace.

Questo frullato si ispira ai due comici degli anni cinquanta, Dean Martin e Jerry Lewis. In alternativa, se invece del gelato alla vaniglia mettete quello al cioccolato otterrete il frullato Amos & Andy, citato nel film, ispirato a due artisti di colore.
Se vi piace rinforzato, come lo vorrebbe Vincent, aggiungete una spruzzata di Bourbon.



Accidenti, è davvero buono questo frullato. Non so se vale 5 dollari, ma cazzo è veramente buono!
(Vincent Vega)